storia del vetro di Murano

La storia millenaria del vetro di Murano (2)

Venezia, passando gradualmente dalla condizione di provincia bizantina a quella di Stato indipendente (il primo doge, o duca, Orso prese il potere nel 727) rimase estranea all'impero feudale fondato da Carlo Magno. I patrizi veneziani, che esercitarono il potere politico e tra i quali veniva eletto il doge non ebbero i titoli nobiliari che l'impero feudale diffuse in tutta Europa ma designarono se stessi semplicemente come "nobiluomini".

Non vissero, come altrove, delle rendite della terra ma si arricchirono impegnando e rischiando i loro capitali nei commerci navali con l'Oriente mediterraneo. Per metà della sua esistenza la Repubblica di Venezia fu più una testa di ponte dell'Oriente in Europa che uno Stato europeo, non solo per i legami politici con Bisanzio e per il profondo influsso che l'arte bizantina ed orientale esercitarono sulle manifestazioni artistiche lagunari ma anche perchè nei rapporti con l'Oriente stavano le origini della potenza economica della, città.

Già prima della rinascita economica dell'Europa dopo il Mille, Venezia era un attivo emporio, al quale giungevano spezie e manufatti pregiati dai porti del Mediterraneo orientale, a loro volta collegati per vie carovaniere con l'estremo Oriente.

Gli stranieri, che visitavano la città, stupivano di fronte alla sua internazionalità, all'affollarsi nel mercato di uomini di tutte le razze, abbigliati nelle fogge più esotiche. L'attività vetraria veneziana condivide con le fortune economiche della città la matrice orientale, ed Oriente nel Medioevo significava ancora tecnologia avanzata e raffinatezza. In realtà nell'epoca imperiale romana un importante porto dell'Adriatico settentrionale, Aquileia, non lontana dal luogo dove sarebbe più tardi sorta Venezia, era un noto centro di produzione vetraria.

Lo scorso secolo agli storici piaceva pensare che nel V secolo d.C. con la fuga degli aquileiesi verso la laguna, all'arrivo dei barbari, fosse stata trasferita anche l'attività vetraria sulle isole veneziane. La prudenza della moderna storiografia però stenta ad accettare questa affascinante ipotesi poichè tra la fine della vetraria aquileiese e le prime tracce di vetraria lagunare esistono secoli di vuoto, che si spera nuovi ritrovamenti permetteranno di colmare ma che per ora depongono a sfavore della continuità tra vetraria aquileiese e vetraria veneziana.

In ambedue i casi, sia che si possa ipotizzare una continuità tra la vetraria romana di Aquileia e quella medievale di Venezia, sia che l'origine della vetraria veneziana vada cercata nel primo medioevo, i rapporti della Repubblica di Venezia con l'Oriente furono fondamentali per il fiorire di quest'arte. Tali sono le analogie tecniche e formali dei vetri veneziani me~¬dievali con quelli coevi del mediterraneo orientale che è inevitabile vedere nell'Oriente l'origine del vetro veneziano o, se la sua origine va invece indicata in Aquileia, lo stimolo per la evoluzione di una modesta manifattura locale in un raffinato artigianato d'élite, degno di essere esportato.

Il più antico documento relativo alla vetraria veneziana è un manoscritto conservato all'Archivio di Stato di Venezia. È un atto di donazione datato al 982 d.C. e tra i testimoni vi compare un "Domenicus fiolarius", cioè un "Domenico vetraio", in quanto "fiolarius" deriva da "fiola" (bottiglia). Risale al 1083 il secondo documento con il nome di un vetraio, "Petrus fiolarius". I manoscritti con notizie relative ai vetrai veneziani si fanno più frequenti dal 279, anno al quale risalgono le più antiche carte del Podestà di Murano (un nobile veneziano, rappresentante del governo della Repubblica nell'isola), che venne insediato per la prima volta nel 1275 ed il cui archivio è conservato all'Archivio di Stato di Venezia.

L'esercizio della vetraria lagunare, salvo alcune eccezioni, risulta in quell'epoca già confinato a Mura-no, lungo il "Rio dei Vetrai", dove tuttora si trovano concentrate le fornaci più antiche. Il vetro veneziano risulta fin dalle sue origini, in base alle notizie fornite dai documenti ed alle analisi dei frammenti più antichi rinvenuti in laguna, sodico come quello del Mediterraneo orientale.

Le materie prime fondamentali erano infatti la silice, fornita da sabbia di cava e da ciottoli quarzosi di fiume polverizzati (questi ultimi preferiti dalla metà del Trecento a tutto il Seicento, e dalle ceneri sodiche di piante del litorale mediterraneo. Le ceneri sodiche erano importate dalla Siria o da Alessandria d'Egitto, mentre era proi-bito l'uso di ceneri potassiche, usate nelle vetrerie nord-europee, apportatrici di troppe impurità.

Già nel XIII secolo il vetro, per sua natura verdastro, veniva decolorato con biossido di manganese e colorato, con l'aggiunta alla miscela di sostanze opportune, in azzurro o rosso violaceo. Ci sono pervenute le denominazioni di numerosi tipi medievali. Sono per lo più bicchieri, bottiglie, coppe, tazze, lampade che non sempre siamo in grado di individuare nelle caratteristiche distintive.

Erano largamente usati gli stampi, sia per decorare a rilievo la superficie dei soffiati che per imprimere loro forme predeterminate, ma già allora le tecniche decorative principali sembrano essere state a mano libera. Frequentemente ad esempio sono citati nei documenti i bicchieri ornati da fili vitrei applicati "a ghirlanda" e da "perle", cioè gocce vitree. Sono note alcune famiglie di vetrai medievali. Non raramente le dinastie si interrompono in coincidenza con le numerose pestilenze che colpiscono le varie città d'Europa ed anche Venezia. continua> indietro<