Caffè Florian, 'Lunettes'.
Di Stefano Stpitivich.
Occhiali rotondi come lune immaginarie, ”lunettes” che diventano strumenti per guardare il mondo in maniera diversa: Mauro Bonaventura con la sua installazione ci porta a spasso, tra il serio e il faceto, nel mondo della sua arte, fatta di duro lavoro giornaliero e di fantasia al potere.
Cercare di capire la realtà che ci circonda attraverso questi suoi occhiali, attraverso questi piccoli specchi colorati, queste finestre arcobaleno affacciate sulla piazza San Marco, sembra quasi una scommessa.
Al Florian Mauro Bonaventura ha disseminato pillole di fantasia in forma vitrea per farci sorridere ma anche meditare seriamente sul binomio arte-vetro. Gli occhiali di Elton John o di John Lennon sono diventati enormi, anzi, come in “ Yellow submarine”, sono strumento per iniziare un viaggio psichedelico attraverso le sale del Florian.
Quest’installazione neo-pop sembra all’apparenza un lavoro di facile lettura, è invece un’opera complessa ed articolata e soprattutto complessa ed articolata nelle difficoltà tecniche affrontate e nella sua certosina preparazione. Le esagerate “Lunettes” di quest’artista veneziano, che sicuramente non sarebbero dispiaciute a Peggy Guggenheim, sono testimonianza di un creativo che ha scelto il vetro, materia complessa, per esprimersi.
Fare arte oggi col vetro è sempre più difficile e credo che Bonaventura abbia vinto la sua sfida. Guardando i grandi occhiali, composti da decine di piccole lenti eseguite “a lume”, quasi gli occhi di un camaleonte curioso, mi viene in mente quello che ha scritto Wystan Hugh Auden: “...non occorre molto ingegno per vedere chiaramente quello che si ha sotto il naso, ma ce ne vuole parecchio per sapere in che direzione puntare quell’organo”.
Con Mauro Bonaventura continua la sperimentazione che il Florian porta avanti nel campo delle Arti Visive e sicuramente queste “Lunettes” contribuiscono a farci sentire irrimediabilmente più giovani. Approfittiamo allora per prenderci una breve pausa meditativa sull’arte e non facciamo come Bianconiglio in “ Alice nel paese delle Meraviglie”, a proposito d’occhiali, che non smette mai di dire quasi ossessivamente: “E’ tardi, ho fretta!”.











